Tutti i tour includono solitamente un primo giorno di ambientamento a Lhasa, per iniziare ad adattarsi all'altitudine (3.650m). Ad alcune persone crea un senso di malessere e affaticamento. Nel nostro caso non abbiamo avuto particolari problemi se non un mal di testa ricorrente di Marco nei primi giorni. Abbiamo concordato con la nostra guida l'appuntamento per il giorno seguente e poi siamo usciti in autonomia per la cena.

Questo è stato il nostro itinerario:

GIORNO 1:Lhasa: ambientamento e relax
GIORNO 2:Norbulingka Palace, Drepung e Sera Monastery, Barkhor Street
GIORNO 3:Lhasa: Potala Palace, Jokhang Temple
GIORNO 4:Shigatse tour: Kampa-la Pass, Yamdrok-tso lake, Karo-la Pass, Mt. Noijin Kangsang, Gyantse
GIORNO 5:Shigatse tour: Tashilumpo Monastery e Kora
GIORNO 6:Ganden Monastery + Kora, Drak Yerpa cave
GIORNO 7:partenza volo per il Nepal

Primi giorni a Lhasa

La prima tappa del 2° giorno è stato il Norbulingka Palace, la residenza estiva del Dalai Lama dal 1780 al 1950. È il più grande giardino artificiale del Tibet, dove è piacevole passeggiare alla scoperta degli edifici che compongono questa regale residenza (ospitano 374 stanze!), tra laghetti artificiali e un natura rigogliosa. Uno degli aspetti che colpisce da subito è l'uso intenso di colori brillanti, sui portoni e nelle decorazioni degli interni.

Da qui abbiamo raggiunto il Drepung Monastery, il più grande del Tibet a poca distanza da Lhasa. Viene soprannominato mucchio di riso per essere composto da un insieme caotico di edifici tinteggiati in bianco. Un tempo una delle più grandi scuole, è arrivato a ospitare nel momento di maggiore splendore fino a 10.000 monaci! A valle dell'occupazione cinese, parte del monastero è stata distrutta ma da alcuni anni i monaci sono tornati ad abitare il monastero ed è stato in parte restaurato (alcuni lavori sono tuttora in corso). Essendo snobbato da alcuni tour, riuscirete a visitarlo in tranquillità incrociando anche diversi monaci intenti nelle loro attività quotidiane. È stato particolare osservarli nei momenti di preghiera o durante una passeggiata tra le vie del monastero.

Per concludere la giornata, siamo stati nel pomeriggio al Sera Monastery, famoso perché offre la possibilità di assistere alle sessioni di dibattito tra i monaci. Questi dibattiti mostrano come da secoli avvengano le discussioni tra i monaci, rispettando un classico rituale di confronto a due. È davvero particolare e vale la pena non perderlo, soprattutto perché negli altri monasteri la vita del monaco e la sua religiosità sono solitamente svolte in privato e non alla presenza dei turisti.

Jokhang Temple

Non ancora stanchi, abbiamo deciso di vistare Barkhor street. Questo percorso circolare, il cui nome significa "circuito dei pellegrini" si trova nel centro di Lhasa e circonda il Jokhang Temple. L'accesso alla via è monitorato da militari cinesi e zaini e documenti vengono controllati  con cura. Il percorso è tutto lastricato in pietra e i devoti lo percorrono in senso circolare, prostrandosi in ginocchio ad ogni passo. Per questo motivo noterete un selciato piuttosto levigato dal continuo passaggio dei fedeli. Lungo la via, si susseguono diversi negozietti in cui fare acquisti, ricordatevi che è sempre necessario contrattare.

Il giorno successivo siamo andati al meraviglioso e impressionante Potala Palace. Questo immenso palazzo, residenza invernale del Dalai Lama è il simbolo indiscusso del Tibet (lo trovate rappresentato anche sulle banconote da 50 Yuan). Costruito nel 17^ secolo, è un opera imperdibile che permette di capire il doppio ruolo rivestito dalla figura del Dalai Lama. Il palazzo è infatti caratterizzato da due colori principali il rosso e il bianco, affiancati da alcuni punti color ocra. Il rosso, posizionato nella parte alta, rappresenta il potere religioso. In questa parte dell'edificio sono infatti collocate numerose cappelle e stanze di preghiera. La parte più bassa dipinta in bianco, era invece dedicata alle attività governative e alla residenza del Dalai Lama e dei suoi allievi.

All'interno del Potala è vietato scattare fotografie, ma la vista che si gode dall'alto sull'edificio e sulla vallata sottostante è davvero bella. Lascia un po' perplessi la controversa piazza vicina, un'immensa distesa di cemento, che dovrebbe rappresentare la liberazione del popolo del tibetano effettuata dalla Cina. Il migliore punto per fotografarlo é sicuramente dalla piccola collinetta a sinistra della piazza oppure da uno dei vari tetti degli hotel in centro città.

Per concludere il nostro tour di questa giornata, abbiamo visitato il Jokhang Temple, l'unico che non è stato ricostruito. Il numero dei fedeli è davvero elevato ed è emozionante osservare la loro devozione. L'interno del tempio è davvero particolare e merita assolutamente una visita. All'interno dei vari monasteri e templi, la complessità delle decorazioni e delle rappresentazioni è sicuramente apprezzabile avendo al proprio fianco una guida esperta, per comprendere meglio il loro significato attraverso la storia del Buddismo in Tibet.

Tour verso Shigatse

Il quarto giorno siamo partiti per il nostro tour in auto. Abbiamo attraversato paesaggi davvero impressionanti: montagne altissime e natura incontaminata. Tra i punti più alti il Kampa-la-Pass (4.797m) e il Karo-la-Pass (5.050m).

Abbiamo fatto anche una breve tappa al lago Yamdrok, uno dei tre laghi ritenuti sacri dai tibetani. Intorno a questo lago avrete la possibilità di fare foto con yak, capre e mastini tibetani, dalle dimensioni davvero impressionanti.

La nostra destinazione finale è stata il Pelkor Chode Monastery a Gyantse. Questo monastero è conosciuto principalmente per il particolare Kumbum Stupa. I dipinti e le rappresentazioni del Buddha e dei suoi discepoli si susseguono nelle 108 cappelle e sono meta di pellegrinaggio.

Completata la visita abbiamo raggiunto Shigatse, dove avremmo iniziato il tour il giorno successivo. Il principale punto di interesse a Shigatse è il Tashilhunpo Monastery oggi sede del Panchen Lama, la seconda figura più rilevante del buddismo tibetano.

Dopo aver visitato l'interno del monastero, abbiamo fatto il giro della Kora, ossia il percorso del pellegrino lungo il perimetro del monastero. Abbiamo completato il percorso insieme ai fedeli che mettono in movimento al passaggio le classiche ruote tibetane di preghiera. E' stata una passeggiata davvero emozionante e bella.

Completata la visita siamo ripartiti verso Lhasa, prendendo il tragitto più veloce la Friendship Highway. Non immaginatevi le nostre autostrade: solo un suo breve tratto è stato ammodernato e quindi può consentire un'agevole percorrenza.

Non lontano da Lhasa

Per l'ultimo giorno del nostro tour, siamo riusciti ad inserire due monasteri che mi avevano molto incuriosito e che non erano tra le mete sempre incluse dai tour in quanto ad una certa distanza da Lhasa. Il primo è il Ganden Monastery, fondato nel 1409 da Tzong Khapa, il creatore del Gelugpa, ramo del Buddismo tibetano. Potete riconoscere le sue raffigurazioni per il classico copricapo giallo, simbolo di questa filosofia. Ganden è considerato uno dei patrimoni culturali del Tibet, sotto la speciale protezione dello Stato. Danneggiato più volte dalle rivolte, a partire dal 1980 lo Stato ha stanziato fondi per la ricostruzione, tuttora in corsa. Tra le sue vie abbiamo incontrato molti monaci sorridenti e ho trovato la visita davvero interessante. Prima di visitare il complesso, abbiamo anche fatto una piacevole passeggiata intorno al complesso, da cui si gode una fantastica vista sull'intera vallata.

Abbiamo poi proseguito verso Drak Yerpa cave, luogo di meditazione del primo imperatore del Tibet Songten Gampo, caratterizzato da un monastero e diverse grotte di meditazione. Le sua particolarità è dovuta al fatto che le sale di preghiera sfruttano in modo sapiente le rocce della montagna e si dice siano ben 108! Come avrete notato, 108 è un numero ricorrente in quanto ritenuto "numero sacro" da molte religioni, Buddhismo incluso.

Le giornate del tour sono volate senza quasi rendercene conto. Inizialmente avevamo pensato di proseguire fino al campo base dell'Everest per poi raggiungere via terra il Nepal. Le condizioni pessime delle strade e la possibilità di trovare il campo base chiuso ci ha fatto desistere.

Riteniamo in ogni caso che questo tour sia una valida proposta per iniziare a conoscere il Tibet. L'Everest lo lasceremo per un prossimo viaggio!