Istanbul in 3 giorni: un’immersione nei colori, nei sapori e nella storia di una città sospesa tra due mondi
Istanbul è una di quelle città che sembrano fatte apposta per confondere i sensi. Cammini tra i vicoli e ti ritrovi in un bazar brulicante, alzi gli occhi e vedi una cupola d’oro riflessa sul Bosforo, ti siedi a bere un caffè e i profumi delle spezie ti travolgono. È una città che non si visita soltanto, si vive, si respira. E noi, in tre giorni, abbiamo cercato di coglierne il ritmo, lasciandoci guidare dalla sua bellezza sfaccettata.
Giorno 1 – Il cuore storico: tra palazzi, moschee e antichi sotterranei
Abbiamo iniziato il nostro viaggio da quello che un tempo era il centro del potere dell’Impero Ottomano: il Palazzo Topkapi. Siamo arrivati al mattino presto e appena entrati, ci ha accolti un silenzio ovattato, quasi surreale, rotto solo dai nostri passi sui pavimenti di marmo. Abbiamo approfittato della tranquillità per iniziare la visita dai quartieri dell’harem, che un tempo potevano ospitare fino a 300 concubine.
Grazie alla guida audio inclusa nel biglietto, abbiamo potuto comprendere meglio le regole che consentivano il funzionamento di quel mondo a sé stante. Gli interni sono un tripudio di piastrelle, stucchi, vetrate colorate: le stanze del sultano e della madre del sultano sono una ricerca di bellezza, sfarzo e oro da lasciare senza parole.
Ci siamo poi spostati verso la terza corte. I giardini erano già in fiore, e passeggiare tra le stanze del palazzo ci ha fatto immaginare la vita sontuosa dei sultani e comprendere come ognuno di loro nel tempo ha lasciato un segno del suo passaggio in questo immenso complesso. Il Tesoro Imperiale ci ha lasciati senza parole, con i suoi gioielli sfarzosi e il leggendario Pugnale di Topkapi.
Abbiamo completato la visita fino a raggiungere la quarte corte, con il villino in stile occidentale e il bel panorama sul Bosforo.
Dopo la visita, siamo ritornati in zona Sultanahmet e ci siamo concessi una pausa gustosa da Tarihi Sultanahmet Köftecisi, un’istituzione della zona, dove abbiamo assaggiato le celebri köfte, le tipiche polpette allungate turche, simili a piccole salsicce, servite con pane e un contorno di peperoni leggermente piccanti. Un pranzo veloce ma ricco di sapore, che ha saputo incontrare anche i gusti di Enea.
Nel pomeriggio ci siamo spostati verso Santa Sofia. Dal 2024 per i non musulmani é possibile accedere solo alla balconata che corre intorno a tutto il profilo dell’edificio. Abbiamo deciso di arricchire l’esperienza con il museo immersivo a 360°, un modo innovativo e coinvolgente per comprendere la storia di questo luogo straordinario, sospeso tra cristianesimo e islam. Avevamo qualche dubbio sulla validita di questo museo, ma per noi é stato un modo originale per conoscere la lunga storia di Santa Sofia.
Il museo si affaccia sull’Ippodromo bizantino, dove un tempo si correvano le gare delle bighe. Ora è una grande piazza, animata da turisti e venditori di simit, ma basta guardare l’Obelisco di Teodosio per sentire il peso della storia.
Abbiamo poi proseguito con un’altro luogo insolito e originale: la suggestiva Cisterna Basilica. Entrarvi è come varcare la soglia di un mondo parallelo: un’enorme sala sotterranea sorretta da 336 colonne, molte delle quali recuperate da edifici antichi, immerse in pochi centimetri d’acqua che riflettono luci soffuse.
Costruita nel VI secolo, la cisterna serviva a rifornire d’acqua il Palazzo Imperiale ed è un incredibile esempio di ingegneria bizantina. Negli ultimi anni è stata restaurata e valorizzata con installazioni luminose e opere d’arte contemporanea. Tra gli elementi più iconici, spiccano le teste di Medusa, scolpite nella pietra e posizionate alla base di due colonne in fondo alla cisterna.
Non sorprende che proprio la Cisterna sia stata scelta come location per alcune scene cinematografiche: la si vede ad esempio in “Inferno” (2016) con Tom Hanks, tratto dal romanzo di Dan Brown, dove diventa il teatro di una corsa contro il tempo nella parte finale del film.
Sulla via del ritorno, abbiamo fatto una breve sosta di fronte alla Moschea Blu, che purtroppo era chiusa per la preghiera. L’abbiamo ammirata solo da fuori, rimanandando la visita degli interni ad uno dei giorni successivi.
Giorno 2 – Tra quartieri autentici, caffè e vista mare
Il secondo giorno ci ha portati fuori dalle rotte più classiche, verso i quartieri di Balat, Fener e Fatih. Stradine acciottolate, case colorate con panni stesi alle finestre: qui Istanbul si mostra autentica, vivace, reale. Ci siamo persi tra le case variopinte di Kiremit Caddesi, che purtroppo erano solo parzialmente illuminate del sole.
Abbiamo proseguito nel nostro viaggio tra le vie colorate di questo quartiere raggiungendo l’originale It Agaci Kahvesi e l’Antik Cafe, che ahimè si é trasformato più in locale da selfie che altro.
I localini in questo quartiere sono uno più originale dell’altro e noi abbiamo scelto il Cafè Naftalin, dove il caffè turco viene servito con un tocco retrò e tantissimi gatti fanno da padroni di casa.
Da lì, con una breve corsa in traghetto, ci siamo spostati a Kasimpasa, e poi da Kasimpasa a Karaköy: attraversare il Bosforo via mare anche solo per pochi minuti dà sempre un’emozione particolare, anche prendendo un semplice traghetto di linea.
A Karaköy, ci siamo lasciati affascinare da umbrella street, una delle vie più originali della città. Piccoli ombrelli colorati, oscillano per tutta la via con la brezza del vento. Anche il panorama sul ponte e l’altra parte della città ha il suo fascino, che lascia senza parole.
Abbiamo pranzato da Kuzina Pide Karaköy, dove abbiamo assaggiato una pide al formaggio croccante e profumata, preparata al momento nel forno a legna e un piatto di polpette e verdure, molto apprezzato da Enea.
Il pomeriggio è proseguito con una passeggiata sul Ponte di Galata, prima tra i ristoranti di pesce sul livello inferiore, poi lungo la parte superiore dove gli abitanti di Istanbul si ritrovano a pescare: uno scorcio che racconta la città come poche altre immagini sanno fare.
La vera sorpresa è stata poi la crociera sul Bosforo con la compagnia Bosphorus Tour. In circa un’ora e mezza abbiamo costeggiato palazzi ottomani, moschee e residenze affacciate sull’acqua. La guida audio ci ha permesso di comprendere meglio ciò che stavano vedendo. La città vista dal mare ha senza dubbio una grande bellezza.
Tornati sulla terraferma, ci siamo immersi nei profumi del Bazar delle spezie. Nonostante la folla, è impossibile non lasciarsi tentare da cumino, zafferano, dolcetti alla rosa e frutta secca.
Per chiudere in dolcezza, abbiamo fatto tappa da Hafiz Mustafa, storica pasticceria turca: ci siamo sistemati sul un tavolino al secondo piano vicino alla finestra e abbiamo assaggio la loro deliziosa baklava con pistacchio e il künefe, un dolce ricoperto di pasta kataifi e ripieno di formaggio morbido, il tutto accompagnato d un profumato tè turco.
La giornata si è conclusa con un’esperienza tutta per me: mentre gli uomini tornavano a cas mi sono concessa un’ora di relax al Cemberlitas Hammam, uno dei bagni turchi storici più celebri della città. Fu costruito nel 1584 su commissione della sultana madre e sin da allora è stato un luogo di incontro, purificazione e benessere.
Entrarci è un salto nel tempo: la grande sala centrale a cupola, con i suoi raggi di luce filtrati dalle piccole finestre circolari, è ancora oggi l’anima del luogo. Al centro, il göbek taşı, la lastra di marmo rotonda e calda su cui ci si sdraia per il tradizionale scrub con il guanto di kese, mentre il vapore ti avvolge in una nuvola rilassante. Ne sono uscita rigenerata, con la pelle morbida come seta e il cuore pieno di gratitudine. Un modo perfetto per chiudere una giornata intensa, lasciando spazio al silenzio e alla cura di sé.
Giorno 3 – Tradizione e modernità in perfetto equilibrio
La prima tappa della giornata é stata la Moschea Blu: visitare i suoi interni è ancora più suggestivo di quanto potessimo immaginare. Non solo i suoi sei minareti la contraddistinguono fra tante, ma anche i suoi interni non sono da meno.
Abbiamo poi proseguito l’ultima giornata di visita nel modo più iconico possibile: perdendoci tra i vicoli del Gran Bazar. Non è solo un mercato, è una città nella città. Mille colori, voci, tappeti, gioielli, ceramiche.
Molte zone sono organizzate per area tematica e questo può facilitare i vostri acquisti, noi abbiamo lasciato gli occhi in un negozio di lampade che sembrava uscito da un set fotografico: qui i colori e le mille sfaccettature delle lampade creavano un insieme articolato ma armonico di colore e luce.
Alla ricerca di un ricordo da portare a casa, abbiamo optato per una scacchiera da backgammon, un gioco che ci fascina già da qualche anno.
Poi ci siamo spostati alla Moschea Suleymaniye, una delle nostre preferite. Più sobria e maestosa rispetto alla Moschea Blu, regala anche una vista splendida sulla città e sulle sue numerose cupole.
Poco distante, immersa nelle vie del bazar, la Moschea di Rustem Pasa, con le sue piastrelle iznik blu e turchesi, ci ha incantati con la sua intimità. È un tripudio di colore azzurro e turchese, piccola ma assolutamente perfetta e imperdibile.
Siamo poi tornati a piedi verso Eminönü per pranzare da Sehzade Cag Kebap. Un piccolo locale frequentato anche dagli abitanti del posto, dove abbiamo assaggiato uno dei migliori kebab del viaggio: carne grigliata su spiedini, servita su pita calda e morbida.
Nel pomeriggio, abbiamo attraversato di nuovo il Ponte di Galata in tram, questa volta con lo sguardo rivolto verso la parte moderna della città. Breve tragitto in funicolare per la felicità di Enea e abbiamo raggiunto la prima tappa: Piazza Taksim, cuore pulsante della Istanbul contemporanea. Da lì, abbiamo percorso la vivace Istiklal Avenue e osservato il tram della nostalgia.
Lungo questo viale commerciale si susseguono gallerie storiche, piccoli caffè e alcune chiese cattoliche. Accaldati dalla giornata, ci siamo fermati in un bar affacciato sulla via, prima di proseguire verso la Τοrre di Galata. Abbiamo preferito non salire sulla cima e di osservarla dalla via Bubula Hendekun, uno degli scorci più suggestivi nonostante il viavai di turisti.
Abbiamo brindato alla fine di questo viaggio sulla terrazza del Seven Hills Restaurant, con il sole che calava lentamente dietro i minareti e un calice in mano. Davanti a noi, la silhouette della Moschea Blu da un lato e di Santa Sofia dall’altro: uno dei panorami più iconici e suggestivi di Istanbul, che da solo vale il viaggio.
Mentre il cielo si tingeva di arancio e il muezzin intonava la chiamata alla preghiera, ci siamo accorti che sotto di noi, nella piazza, stava accadendo qualcosa di speciale. Centinaia di persone si stavano radunando, stendendo tovaglie per terra, aprendo cestini e vassoi colmi di cibo. Famiglie, gruppi di amici, anziani e bambini: tutti seduti in cerchio, in attesa.
Abbiamo assistito così, quasi per caso, al momento dell’Iftar, la rottura del digiuno quotidiano durante il mese di Ramadan. È un momento sacro e profondamente comunitario, in cui il tramonto segna la fine del digiuno e si inizia a mangiare tutti insieme, spesso condividendo ciò che si ha con chiunque si trovi vicino. Niente sfarzo, solo condivisione, sorrisi, semplicità.
Vivere quell’attimo, in uno dei luoghi più simbolici della città, è stato un privilegio. Un momento in cui Istanbul ci ha regalato un’ultima lezione: quella dell’ospitalità, della spiritualità e della forza del legame umano. Non potevamo immaginare un modo migliore per concludere il nostro viaggio.
Tre giorni sono pochi per conoscere davvero Istanbul, ma abbastanza per sentirla entrare dentro. È una città che parla al cuore, che ti fa viaggiare nel tempo, che ti sorprende in ogni angolo. Torneremo, lo sappiamo già.
Prima di partire
- Dove soggiornare? Noi siamo stati in un airbnb a due passi dalla piazza di Sultanahmet e da Santa Sofia. Si è rivelata un ottima scelta sia come punto di partenza per visitare la città durante il giorno, sia per fare una passeggiata la sera in una zona molto scenografica e suggestiva. Siamo rimasti completamente soddisfatti dell'appartamento, grande, funzionale, con una cucina completa e ben fornita. Inoltre il balcone era chiuso da vetri (che a marzo abbiamo apprezzato) e aveva una stupenda vista su moschea, città e mare.
- Dove mangiare? A Istanbul si mangia bene ovunque, ma alcuni indirizzi meritano una menzione speciale. Trovate descrizioni e foto nell'articolo, qui trovate solo un breve riepilogo:
- per un pranzo veloce e saporito nella zona di Sultanahmet, Tarihi Sultanahmet Köftecisi è un'istituzione: le sue köfte, servite con pane e peperoni leggermente piccanti, sono un classico che conquista anche i palati più piccoli
- dall'altra parte del Bosforo, a Karaköy, Kuzina Pide Karaköy merita una sosta per la sua pide cotta al forno a legna, croccante e profumata
- per il kebab migliore del viaggio, la scelta è Sehzade Cag Kebap a Eminönü: un piccolo locale frequentato dagli abitanti del posto, dove la carne grigliata su spiedini viene servita su una pita calda e morbida
- Tra un giro e l'altro nei quartieri di Balat e Fener, vale la pena fermarsi al Cafè Naftalin per un caffè turco servito in un'atmosfera retrò molto curata, tra i gatti di casa
- Hafiz Mustafa è tappa obbligata: la sua baklava al pistacchio e il künefe, accompagnati da un tè turco, sono un piccolo rito da concedersi almeno una volta.
- infine, per un aperitivo panoramico da ricordare, la terrazza del Seven Hills Restaurant regala una vista che spazia dalla Moschea Blu a Santa Sofia: perfetta per un brindisi al tramonto, magari proprio come il nostro, a chiusura del viaggio.
- Devo prenotare qualcosa prima? Noi non abbiamo prenotato nulla in anticipo: eravamo a Istanbul a marzo e abbiamo sempre trovato posto senza difficoltà, anche nelle attrazioni più famose la coda era davvero minima. Se viaggiate in alta stagione (primavera inoltrata, estate), però, la situazione potrebbe essere diversa: in quel caso vi consigliamo di valutare l'acquisto anticipato dei biglietti online, soprattutto per Palazzo Topkapi, Santa Sofia e la Basilica Cisterna, così da evitare code inutili sotto il sole.
Una menzione va fatta sui prezzi di ingresso: queste tre attrazioni principali sono piuttosto costose, e visitarle tutte incide parecchio sul budget del viaggio. Vale la pena metterlo in conto già in fase di organizzazione, valutando in base ai vostri interessi.
Infine, consigliamo di curiosare tra le infinite proposte di Civitatis per organizzare visite e tour senza pensieri.